March
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Calearo, chi era costui?

Davanti al televisore io lo guardo, lui parla: sistema subito Bertinotti mormorando in veneto che le cose normalmente sostenute dal presidente della Camera non hanno i piedi per terra. Mi viene in mente la tiritera democristiana contro il pci et similia ad anni 80 inoltrati. Gli esponenti della sinistra - si sosteneva con sicumera e supponenza, mentre si edificava allegramente l’attuale montagna di debito pubblico - “indossavano le braghe corte”; non potevano competere con la serietà dei governi riformatori di quel centro sinistra.
Non è un bell’inizio, quello di Anno Zero della settimana scorsa, ma mica lo so io che quello è il sig. Calearo, l’uomo del patto tra lavoratori e imprenditori - come sostiene Veltroni; l’industriale capolista nella circoscrizione Veneto I alla Camera che risolleverà le sorti del Pd in Veneto; il consigliere della Banca d’Italia di Vicenza, Presidente del Comitato locale di Unicredit e Consigliere amministrativo del Gruppo Athesis di Verona, società editrice de “Il Giornale di Vicenza”, “L’Arena” e “Brescia Oggi”; l’uomo forte di Federmeccanica che piace a Angeletti, ma un po’ meno a Epifani e anche l’uomo che investe in ricerca.
Massimo Calearo è un imprenditore bravo e figlio di questo paese: un piede in azienda, uno in banca, una mano nei giornali, un’altra nello Stato. Uno che é e che fa tutte queste cose a 49 anni, difficilmente può pensare di avere qualche torto da qualche parte. Come Montezemolo che ha più cariche che peccati, come Berlusconi che ha più conflitti di interesse che denaro, il Calearo Massimo è figlio dello squasso politico-istituzionale di questo paese. I loro curricula sono strutturalmente identici, una fotocopia mortificante dell’inciucio permanente, della vischiosità del sistema.
Stamattina lo risento su rai 3. Tra lo spazzolino da denti (rumoroso perché è elettrico) e il rasoio ho captato solo due cose. A prima vista Calearo non è un granché, ma lo vedo e lo
sento più soft, sembra quasi un moderato, anche se non è li per farsi sposare. Dice che il pd è moderno e non verticistico, quindi preferibile al pdl e che è vero che i suoi programmi sono molto simili a quelli del pdl ma che questo non sembra essere un suo problema. Lui è lì per rappresentare il Nord est produttivo, ecc. ecc.

Badate, io non so perché ma ogni volta che sento parlare questi produttori a me sembrano tutti indistintamente tristi, poco soddisfatti del proprio lavoro, ma molto di più del potere che ne discende. Anche Calearo ha ghigno un po’ troppo pronunciato e il suo linguaggio è troppo semplificato per essere onesto.
Ma attenzione! Lui è l’uomo del patto. Dunque, che ha fatto per meritarsi tanta stima?
Magari appena arrivato in parlamento passa dall’altra parte.
E mi interessa poco che dica qualcosa di centro sinistra. Piuttosto varrebbe la pena sapere se il “patto” lo ha già fatto a casa sua. E poi non è che gratta gratta, esce fuori che in azienda, in nome del “merito” abbondano - tra i quadri - figli e cugini?
Insomma, mutatis mutandis, avevamo un nuovo Adriano Olivetti e se n’è accorto solo Veltroni.
Il patto qual è ? Si parte dal concetto già espresso più volte da Veltroni che anche l’imprenditore è un lavoratore? Che in azienda non ci sono nemici? E il discorso vale in tutti e due i sensi? Cioè che anche il lavoratore é capitale, quindi imprenditore? Decide e non è solo deciso? Calearo è lì per questo? Non in nome del capitale o del socialismo ma della democrazia faremo la rivoluzione produttiva, allora.
E la melensa, ripetitiva - e anche offensiva - paccottiglia ideologica del decalogo confindustriale la butterà a mare Calearo?
La sinistra arcobaleno ha torto: attaccare l’industriale perché “falco”, stendendo un velo pietoso sui tradimenti costanti della sua classe operaia significa non voler capire, ma così vorrei mi si spiegasse che cosa significa Calearo in parlamento. Se è solo per prendere quattro voti ok, ma se è per cambiare il mondo vorrei mi si spiegasse meglio.

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