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Pensierino delle 510 am di domenica 29/3
Si dice che l’omertà sia un vincolo strettissimo per la lotta alla mafia. Omertà generata dalla paura che a sua volta genera omertà. In un circolo vizioso asfissiante in cui tra paura e omertà si crea un pantano di status quo, in cui nessuno che non sia preposto, che non abbia potere : istituzionale o dato dal diritto della forza, puo prendere decisioni.
Mentre i molti, aspettando le deliberazioni dei leader ( o dei sindaci, o dei portavoce, o dei rappresentanti, o dei prefetti, o dei presidenti o….), si sciolgono, si scoglionano, si raggrumano, si coagulano in logiche che, umanamente, possono essere riassunte nel motto: ma chi me lo fa fare….mi faccio i cazzi miei, ho da perderci molto.
Prendere posizione, oggi, a viso aperto, contro il malcostume, la mafia, la camorra, la corruzione, l’inadempienza, la stupidità di qualcosa che ha anche solo la sembianza del potenziale distruttivo del concetto stesso di “rapporto di forza” è considerato innammissibile. Il fantasma di perdere quel poco che si ha, a livello di vita materiale e di stabilità psicologica è il simulacro di questa pavidità.
Io, che sono figlia di un artificiere dell’esercito italiano che sminava il cammino di uomini e carri, senza saltare per aria e senza tralasciare nessuna mina che minacciasse l’incolumità di chi doveva camminare su quel terreno durante la ritirata di El Alamein, mi sento politicamente anch’io un po’ vittima di questa pavidità. Il vincolo decisivo.
Che, alla fine, trova la sua sintesi estrema nella solitudine di Peppino Impastato, ma che ha molte altre e diverse gradazioni.
Si ragiona nei confronti del mondo come fa Pascal nei confronti di dio: se ci credi e vinci, vinci tutto. Se credi e perdi, non perdi nulla. Non male, ma il mondo e le sue “autorità“, i suoi fondamenti gerarchici non sono dio. E non ci assomigliano neanche.

