April
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Un fumoso e ambiguo, concetto di “militanza”

Oggi, che è il primo aprile, la data consacrata agli scherzi, devo dedicare un post al miguel martinez. Un post che mai avrei pensato di scrivere, perché il Martinez è uno che scrive cose mediamente giuste e le scrive molto bene. Uno che ha meritato in rete una credibilità fondata sul suo linguaggio fatto di suggestioni ideali, concettuali, linguistiche, che fanno navigare la mente oltre determinati orizzonti limitati dell’esperienza. Stavolta però, il Guru dell’antimperialismo online ha cappellato. E siccome io sono un’irrispettosa di ogni autorità, discuto la sua nell’ emettere i seguenti giudizi. E devo citare il post per essere esaustiva:

Non sono un blogger

Io non sono un blogger, e non lo voglio diventare mai.

Ecco. Per esempio: la necessità che il Michele manifesta, in questo caso, di porre un punto di partenza sulle sue considerazioni future, mi sembra uno scricchiolo in un’identità che, a leggerlo, sembra granitica. Che bisogno c’è di aprire una discussione in merito?
Martinez è un blogger, perché ha un blog, perché non è privato, perché, materialmente ce l’ha, lo gestisce e lo tiene e quanto bene. Quindi è un presupposto che, o una lo accetta per fede o, razionalmente, è falso. E questa non è una bella cosa, per cominciare un discorso. Cmq andiamo avanti:

Ho deciso di aprire un blog, per un motivo molto concreto: ho delle cose da dire, ed è più facile aggiornare un blog che un sito

Come tutti noi blogger, appunto.

Per mia grande fortuna, il blog ha attirato diversi commentatori eccezionali.

Bene. Anche i miei non sono male.

Con loro si è costruito qualcosa come un dialogo socratico, dove ciascuno contribuisce, con le proprie riflessioni, a far cambiare le idee agli altri; o almeno a obbligare gli altri (me per primo) a definire meglio ciò che pensano.

Ok. D’accordo.

Fin lì posso arrivare

Pure io

Oltre, però, si passano le porte dell’inferno piccolo borghese.Si entra in una dimensione di chiacchiere, pettegolezzi, complicità e dispetti che diventano la morte di ogni idea e di ogni discussione.

A parte che questo che dici lo dovresti dimostrare, perché da un “inferno”, una “polemos”(di qualunque tipo sia) si puo’ anche uscire con qualche novità in piu’ o con rinnovato piacere della discussione, o con qualche revisione delle idee proprie ed altrui. Esattamente di piccolo borghese cosa c’è, nello specifico, a parte il contesto generale (il mio, come il tuo come quello dei nostri lettori)?

Nulla di diverso da ciò che succede in ogni cortile del mondo almeno dai tempi delle indagini di Publio Aurelio. Solo che queste discussioni da cortile godono di due qualità che scimmiottano il divino: l’onnipresenza e l’immortalità.

Né l’una né l’altra cosa, perché né noi siamo immortali né lo è il supporto della rete. Avere questo tipo di illusione-convinzione è una cazzata, semplicemente, quindi non condivido.

Su Internet, ci sono persone che hanno qualcosa da dire, e persone che hanno qualcosa da sfogare.

O entrambe le cose, no?

“Dire” non significa parlare solo di astrazioni: si possono “dire” anche le emozioni.

Bravo.

Lo sfogo incontrollato è qualcosa di perfettamente umano e sano, però si sappia che ogni nostro sfogo personale viene scolpito in un marmo indistruttibile,

Tutto scorre, NULLA E’ , tutto diviene. Legge dell’impermanenza. Noi sfanghiamo solo il presente, ahinoi.

e quel marmo si trova in ogni computer del pianeta, dall’Alaska alla Nuova Zelanda: irrevocabile,

discutibile

privo del proprio contesto, senza i gesti e la voce che ci fanno capire cosa voleva dire davvero la persona, copiabile e manipolabile all’infinito, scorporabile da ogni eventuale rettifica.

Mi riferisco, ovviamente, anche (ma non solo) a un fatto recente che la maggior parte di voi conosce. Non voglio prendere parte,

già scrivendo questo post la stai prendendo, beby. E chi te l’ha fatto fare?

anche perché mi sono rifiutato di cercare di capire come sia iniziata la vicenda, che non mi riguarda.

Vabbe, qui sorvolo volutamente.

La mancanza di tempo, il guasto del router e l’assenza di ogni interesse mi hanno risparmiato di seguire poi gli sviluppi.

Ok

Però mi auguro che si rifletta sul concetto di priorità.Per me, la devastazione del pianeta da parte dell’imperialismo (per semplificare con una parola) è cosa più grave e seria di un mio eventuale problema con qualcuno che sta comunque dalla mia stessa parte.

Discutibile che un soggetto umano metta la propria vita privata ( e la salvaguardia delle sue strutture portanti) sopra la vita “da pensatore poltico”; discutibile poi che sia facile intraprendere una guerra come la mia (penso che alludi a quella, anzi me l’ hai anche scritto) con qualcuno che “sta dalla mia stessa parte”. Che è tutto da dimostrare, baby, questo “stare dalla stessa parte”.

Anzi, penso che il problema del nemico prioritario sia così grave e urgente, che occorre sempre smussare gli angoli e cercare ciò che unisce, piuttosto che ciò che divide.

Pemettimi di dissentire: cio’ che unisce APPARENTEMENTE come nel caso della “persona” con cui mi son messa in questa “dialettica “ a tuo dire “personalistica” (ed è qui che sbagli di grosso, la mia dialettica, da personale si è fatta poltica, e non per problemi di risentimento, ma perché ne sono convinta) diviene PIU DANNOSO di cio’ che mi divide nelle persone di cui so già che esistono divergenze.

Tanto siamo tutti diversi, e non è che individualmente i “nostri” debbano per forza essere umanamente migliori dei “loro”.

Giusto, Ma se ho a che vedere con persone che si fanno portatrici di signifiCATI, li sostengono con un quantitativo spropositato di palle, tra parole e parole e tra parole e fatti, automaticamente non posso piu’ considerare “dalla mia parte” questa persona. Perché se tuono coi miei post contro le stronzate mediatiche e contro chi le spaccia, dimmi che cazzo me ne faccio di gente che tuona contro le stronzate mediatiche ed incarna col suo proprio agire (tra gente della “stessa parte” come dici te,) le stesse stronzate che combatto.

E‘ normale che non sia così per tutti: sono cosciente di far parte di una minoranza.

Pure io mi sento parte di una minoranza, e da quello che leggo, a parte le condivisioni ideali, non della tua.

Ci sono persone che pongono come primo problema, che so, la libertà di mercato. Altre persone, la grande maggioranza, pongono in primo piano le loro amicizie e i loro conflitti personali, e non si interessano di grandi temi.

E non è il mio caso.

Va benissimo, ma ognuno abbia la coscienza della scelta che sta facendo.

Prima di insegnare, bisogna saper imparare, caro Miguel…Pensi che io abbia agito sulla base di un femmineo isterismo: un po’ meno pregiudizi, ciccio . Non siamo tutti uguali.

Soprattutto quando si comincia a coinvolgere anche l’azione politica dell’altro nella diatriba.

Se l’altro è un* che spara minchiate palesi, cazzute e stronze, stando “dalla mia stessa parte” (ammesso e non concesso che sia così poi) è piu’ dannoso alla mia causa, al mio tempo e alla mia azione di un nemico dichiarato ed esplicito, come ho già espresso altrove.

Perché qui si tocca l’unico criterio che conta: la differenza tra chi chiacchiera, e chi rischia in prima persona. Gli ultimi sono pochi, ma i primi, Dio li ha creati apposta con grande lungimiranza per allacciare loro le scarpe.

Sì. Oppure per “sparargli nelle gambe” dallo stesso fronte, sempre metaforicamente parlando.

Non so i vostri nemici. I nostri nemici non hanno esattamente delle idee: hanno confusi grumi di pulsioni, identità impazzite, paure e rancori. Per questo, possono solo ricorrere a cronaca nera, titoli di giornali e pettegolezzi per costruire i loro discorsi, quando non falsificano direttamente i fatti.

Ecco: su questo “falsificare i fatti” o Martinez, mi sarei aspettata un’analisi piu’ seria di questa boutade moral-buonistica.

Ogni nostro sfogo e ogni pettegolezzo è a loro disposizione con un clic.

Appunto: siamo responsabili di cio’ che scriviamo. Io lo sono e tu?

Ed è la loro arma preferita. E’ anche un’arma efficace nella blogosfera, che si alimenta di fattacci privati e di un’atmosfera di falsa intimità, che non ha nulla a che fare con il vero spirito comunitario.

Beh, sai io sono un’aristocratica dello spirito: la comunitarietà vorrei sapere per cosa condividerla esattamente e soprattutto con chi.

Mica fanno male a usare queste armi. La stessa elementare strategia che mi porta a cercare di unirci il più possibile, porta loro a cercare di dividerci il più possibile.Siamo noi che siamo poco furbi a dargliele queste armi.

Siamo anche poco furbi a difendere chi di questo tipo di armi ne distribuisce, al nemico, a bizzeffe.

Non dimentichiamo mai che siamo in guerra con il nemico dell’umanità.

Già, Martinez. E anche contro noi stessi. Sembri, a volte, dimenticarlo (e ancora mi chiedo se non avessi di meglio da fare che scrivere questo post).

ps iinsomma, la “cappella” di Martinez consisterebbe nell’aver scritto questo (come avete letto) ambiguo e bavoso post in un tempo in cui il solo scriverlo significa prendere parte. Tempo. Come dicevo parlando della Nakba, è vero che l’olocausto israeliano è piu’ uno stillicidio che uno sterminio di massa tipo auschwitz. Ma 60 anni sono 60 anni. Anche 100 persone al mese vanno rapportate alla lunghezza del periodo. E mi ripeto: Il tempo avrà o no un ruolo negli atti con cui gli umani significano le cose….!?!
E M’rtinez scrive sta merda (oltretutto mal scritto, poco sentito, disgustosamente “sinistro arcobaleno”, lui che li odia tanto…) senza chiudere i commenti, sapendo che lui non puo’ controllarli perchè in sto periodo (ma guarda te) ha il router fuori uso. Sta così, capito?
Ma l’ipocrisia è un male SOLO del nemico, è ovvio…

per riflettere, leggere QUI

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