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Tolleranza zero
Sto cercando di guardare avanti, di non farmi fuorviare da eventi che l’agenda mediatico-politica mi riporta quasi quotidianamente e che invece risucchiano la mia emotività all’indietro. In compenso il tao di Veltroni che siede vicino a Fini e ricorda i due poveri Mattei, ma non dà alcuna risposta né strappa un impegno al suo interlocutore sulle tante Sant’Anna di Stazzema impunite fino ad oggi, non mi convince. Dal morto ammazzato di Verona fino al ragazzo con i capelli bruciati siamo giunti alle aggressioni a immigrati e alle loro attività commerciali e a ragazzi gay, colpevoli di diffondere tematiche legate in qualche modo all’omosessualità: è un crescendo di violenze nere e squadriste al momento totalmente impunite dal punto di vista politico e morale.
Mi sentirò dire anche questa volta da qualche autorevole e illuminato statista che è più grave bruciare un cassonetto della spazzatura per impedire di farsi costruire un inceneritore sotto casa piuttosto che garantire la sicurezza a delle minoranze? Forse no. Ma siamo pur sempre alle solite bravate. Non sento neppure le proteste dei cattolici, né del loro Papa. Non si alzano voci preoccupate di intellettuali del calibro di Veneziani, Feltri, Ferrara o Belpietro. La Mafai, per fortuna, tace e anche Pansa non ha un bel niente da dire.
Fenomeni patologici, si dirà, semplici criminali: ma questi vivono nei nostri condomini, frequentano le nostre scuole, ascoltano le nostre tv, votano i nostri partiti; loro non sono rom o clandestini. Non sono badanti moldave o avventuriere dell’est. Loro sono gli italiani che ci proteggono. Dei dementi che sognano il ripristino dei lager, cui fa da apripista un altro demente che vorrebbe dedicare una strada della capitale a Giorgio Almirante, proprio mentre il di lui suocero viene rinviato a giudizio per la strage di Piazza Fontana, sono i nuovi eroi appaltanti della difesa dal male dello straniero.
Ma gli stranieri sono loro.
Anche io ho un’idea di tolleranza zero. Adesso è diversa da quella di cui sono in possesso Maroni, Bertolaso o la neo piattolona Marcegaglia o Veltroni e Polito. E non perché io senta meno di prima il mio desiderio di difendere sempre la mia incolumità, ma perché vedo che ce n’è uno in più che attraverso le sue spavalderie squadriste vuole usare le mie paure e soprattutto quelle di chi ne ha più di me.
Io conosco l’antidoto a quelle paure: così da domani verso qualunque susssurro, mormorio o voce accondiscendente rivolto a “quel” ventennio o peggio ancora rispetto la repubblica sociale di Salò, e ai loro discendenti mai pentiti, co-stragisti e stipendiati per cinquantanni dalla democrazia italiana, verso qualunque giustificazionismo, accenno revisionistìco o altro accomodamento retorico e allusione anche “innocente” a ebrei, lager, finocchi e via crescendo, immediatamente cancellerò dalla mia lista di conoscenze, amicizie, anche se malintese, chi se ne farà portavoce. Spiegherò il perché senza discutere e poi basta: neanche più un saluto.
Si sappia che si può anche andare oltre, molto oltre. Questo gesto potrebbe anche essere solo un debutto, ma spero che basti.

