May
30

Ieri, oggi e per sempre

Il 3 aprile 1880 nasceva a Vienna Otto Weininger, un filosofo ebreo ormai sconosciuto, apprezzato allora da Wittgenstein e persino da Hitler.
Il Fuhrer di lui un giorno ebbe a dire:”C’è stato un solo ebreo decente, ma si è ucciso”.
Prima di suicidarsi Otto divenne studente modello e poi persino protestante. Tentò di farsi pubblicare un proprio lavoro da Sigmund Freud senza riuscirvi, fino a quando non riuscì a farsi pubblicare un moscissimo Sesso e carattere dall’ editore viennese Braumuller & Co, un testo che, per altro, lui riteneva esaustivo dei meccanismi delle relazioni sessuali.
In un capitolo di quel libro, il filosofo analizza l’archetipo della donna giudea, secondo lui profondamente irreligiosa, priva di individualità e del senso del bene e del male. La cristianità inoltre viene descritta come “la più alta espressione del più grande destino”, mentre l’ebraismo “la più vile codardia”. Weininger critica la decadenza dei costumi contemporanei e attribuisce ciò allo spirito femminile, e quindi alle influenze ebree.
A differenza di quanto egli immaginava, il libro venne accolto freddamente.
Solo pochi giorni dopo Weininger si suiciderà. Era il 1903 e Otto aveva solo 23 anni.
Qualche anno prima nel 1885, il colonnello Tancredi Saletta, capo del primo corpo di spedizione italiana in Africa Orientale, comprò i Basci Buzuk, una popolazione in armi, con mogli e figli compresi. Vennero inquadrati come regolari nel 1887 dal generale Antonio Baldissera e dipendevano dal ministero delle Colonie. Gli indigeni componevano la sola bassa forza, i quadri erano italiani. Nel 1889, con la costituzione dei primi 4 battaglioni eritrei, i basci-buzuk furono ribattezzati con l’appellativo di “ascari”. Gli ascari erano reclutati all’origine in Eritrea e Arabia del sud. Indossavano una divisa con fez rosso e fascia con i colori del battaglione. Erano organizzati in plotoni, compagnie e battaglioni. Per essere arruolati bisognava superare una prova di marcia di circa 60 km. La loro disciplina era molto rigida, specie se impartita dai propri ufficiali Sciumbasci i quali largheggiavano nell’uso del curbasch, una sorta di scudiscio in pelle d’ippopotamo. Erano abili esploratori, ed implacabili esecutori di ordini, specie in battaglia.
Nel 1928 i socialdemocratici tedeschi insieme con i comunisti vinsero le elezioni politiche conquistando la maggioranza dei seggi; solo cinque anni dopo, Hindenburg consegnerà a Hitler il governo del Reich tedesco. Il paese con i più grandi partiti di sinistra europei sarebbe diventato di lì a poco un paese pieno di lager.
Il razzismo fa parte della nostra antropologia. Come la stupidità. Morte e sepolte le teorie che hanno “sostenuto” supremazie fisiognomiche e razziali, non sono morte quelle che sostengono a piene mani stupidi e stupidità. Il razzismo esiste in Sudafrica tra Zulu organizzati e Xhosa dell’Anc, in Centrafrica tra Hutu e Tutsi; non solo tra bianchi e neri. E non ha bisogno di alcuna teoria scientifica per sopravvivere e proliferare.
Qualunque individuo può portarsi su braccia e piedi i simboli di qualunque parte politica e sbandierarli a giustificazione della propria estraneità. Farsi accompagnare da un nero a picchiare un asiatico per esprimere ancor di più la propria estraneità. Ma sono cose già viste.
Le abbiamo viste ieri, le vediamo oggi, le vedremo per sempre, fino a quando ci saranno organizzazioni politiche a cui verrà semplice organizzare il consenso esasperando la contrapposizione tra “noi” e “loro”, fino a quando uno stupido troverà facilmente qualcuno che gli farà mostrare un ritratto di Che Guevara disegnato sul proprio braccio per sostenere che lui fa i raid per raptus, senza essere preso a calci e scorticato vivo in modo che di lui resti solo quel tatuaggio: l’unica cosa decente regalata a un corpo di una solenne testa di cazzo razzista e fascista.

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