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Dibattiti da intermundia
Faccio fatica a capire la piega drammatica che ha preso il dibattito sull’adesione al partito socialista europeo che avvolge come un serpente il gruppo dirigente del partito democratico. Ecchè? Quattro sedicenti neo papisti possono impedire quello che la stragrande maggioranza dei militanti considera ovvio e neppure da mettere in discussione?
Piuttosto è una molla di puro declino quella che spinge una classe dirigente a discutere di cose che i propri diretti considerano un dato acquisito. Ma in fin dei conti chi ha scelto il nome del partito aveva le idee chiare: fare un partito del futuro con il presente dato per perso.
A’ da passà a nuttata. (E nuie a passamm’è in un loft).
Sottoporre a un’ennesima fatica inutile chi dovrebbe favorirti significa annoiare: in questo caso anche spaventare. Spero solo che ora non ci si vada a intorcinare in sterili discussioni sul futuro delle forze progressiste a livello mondiale, addirittura impalmandosi come pionieri, quando non si è neppure capaci di governare per tre anni di fila. Possibile che non ci si renda conto che si vanno giustificando progetti che invece di far crescere un partito appena nato lo inchiodano in un guado ottuso, incomprensibile e naturalmente “anomalo” ? Vorrei piuttosto mi si spiegasse perché in questo paese le radici, in qualche caso fittizie, dovrebbero averle solo i leghisti, i neo e vetero fascisti e i papisti. Io no. Ma ve lo immaginate Zapatero che si fa fare la morale dalla Binetti?
E vorrei sapere come fa a sostenere quel bravo ragazzo di Gentiloni - senza mettersi a ridere - che socialisti e liberal democratici europei dovrebbero fondersi per risolvere il pasticcio culturale che si sta scatenando nel pd. Un partito di altri tempi che ancora sta lì a riproporre il dilemma cattolici e laici (leggi socialisti), come piace al papa e come se in Italia esistessero due tribù compatte pronte a fronteggiarsi sul terreno dell’appartenenza etica, merita di scomparire, altro che proporre con la spocchia dei perdenti, fusioni culturali che sono avvenute negli intermundia dei cieli di Epicuro.
Ora mi tocca fare una questione di vita o di morte sull’ineluttabilità della scelta socialista europea, quando pensavo che non ci fosse neanche da discuterne. Eppure a me semplicemente sembra ovvio che un partito di ispirazione porgressista stia nel partito socialista europeo. Poi se i futurologi come Gentiloni avranno ragione quel partito cambierà nome e si chiamerà partito democratico europeo.
Ma prima bisogna vincere, convincere, esprimere progetti decennali, culture forti, dimostrare concretamente la propria forza, avere dei simboli, dei riferimenti culturali che non siano un patchwork senza colonna vertebrale.
Bisogna fare un bagno di umiltà; guardare a quello che si è stati capaci di fare, governare quando si ha la maggioranza e fare opposizione quando non la si ha. Altro che futuro: qui non si vede a un palmo dal proprio naso.

