June
26

Abiezione e intercettazione

Le intercettazioni pubblicate dall’Espresso ci dicono che siamo un paese del Terzo Mondo, ma la loro dannazione legale sanziona il nostro indefettibile orgoglio nel considerarci dei numeri uno. Berlusconi e Saccà sembrano ora Alberto Sordi, ora Peppino De Filippo in una delle loro numerose gag.  Sono quasi teneri nella loro indefettibile lotta di corruzione continua.
A me non esce più neanche un po’ di vergogna. Cerco il distacco, non lo trovo e sento noia.  La mia vita non cambierebbe di un centimetro se non leggessi più queste porcate. E io penso che nessuna di queste porcate sposterà un solo voto contro questo governo, contro questo clima plumbeo e di acquiescenza passiva al peggio e al vomitevole.
La moralità espressa in quelle telefonate è quella che mediamente attraversa quotidianamente tutta la politica e tutta l’economia italiana. In ambienti dove ci si dà del tu e ci si insulta in pubblico per poi andare a cena insieme dopo cinque minuti, tutto è possibile.
Non ho bisogno di leggere quelle cose per sapere quale livello di abiezione esprima il nostro presidente del consiglio. Ho invece paura di chi cerca il dialogo con uno che sconosciuto non è, senza che se  ne vedano presupposti e risultati.
Mi chiedo: se domani le intercettazioni dovessere essere regolamentate senza scomparire nell’oblìo, noi ne sapremmo approfittare?
Il paese assopito dentro la sua deriva si risveglierebbe?
Non è invece questo l’unico modo per normalizzare il suo dramma, facendo emergere vischiosità e mafiosità ed eleggerle a tratti peculiari nazionali? Se la mafia costruisce cliniche, investe in aziende sane, anche all’estero, perché intercettare Berlusconi che tratta con Messina Denaro e lo convince ad aprire una centrale nucleare nella Valle dei Templi ? Oggi neppure una simile rivelazione smuoverebbe gli italiani alla ribellione.
Sapere è sempre importante, ma per essere decisivo bisogna intercettare qualcosa di più.

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