June
28

Tonino, il sublime

Io non mi butterò su Di Pietro - come una volta Totò invitava a buttarsi a sinistra - però Tonino stavolta c’azzecca. Il suo commento definisce con un guizzo d’ingegno il luogo e l’uomo (e con lui, gli uomini) coinvolti nella superba vicenda intercettatoria. Se questa sarà l’ultima intercettazione che ascolteremo, essa potrebbe diventare la tomba di chi vi compare come protagonista. Una definizione potrebbe seppellire carriere e memorie (inutili, in fin dei conti, da ricordare).
Eppure si tratterebbe di una chiusura con ignominia.
Magnaccia è titolo quasi onorifico ed è uno dei pochi che mancava alla ricca serie di epiteti più o meno veritieri o coloriti collezionati in questi anni dal premier.
Non è come dire ladro, fascista o delinquente.
Magnaccia è l’alter ego della puttana. Ma non svolge un lavoro squalificato al pari di quello della signorina. Magnaccia incute timore. Magnaccia è uomo misterioso, dal dato anagrafico incerto. (Conoscete il nome e il cognome di un magnaccia?)
Il cumulo di rifiuti tossici accatastato nelle telefonate svolte tra Saccà, Berlusconi & co.  passa in secondo piano sublimato da uan definizione inedita e mascalzona.
Ci si concentra sull’immagine del post-prostatico più sedicentemente godereccio del mondo e si pensa a come calza il nuovo ruolo.
Quella vecchia scopa laccata di Bonaiuti lo considera linguaggio da osteria ma così dicendo nobilita il commento di Di Pietro e qualifica il romanzo d’appendice compilato in ammucchiata e via cavo dal suo leader.
Magnaccia è un’altra cosa. Un  premier magnaccia in Italia non si è mai dato. Abbiamo avuto premier puttanieri, oscuri, tramaioli, mafiosi, ladri e opachi, ma capi banda di mignotte in fiore, mai.  Magnaccia è oggi la miglior definizione che sia mai stata compulsata per Berlusconi.
Un inedito che piomba come un fulmine a ciel sereno. Piccolo, vecchio (bavoso no, ma sbavante sì), dotato una classe posticcia (quella che secondo lui piace agli italiani), il magnaccia Silvio non potrebbe stare dentro una canzone di Gaber, De Andrè o Iannacci. Nulla di poetico o dissacrante si potrebbe trovare nel suo profilo. Siamo agli antipodi della “vittima” cui la società assegna un ruolo da carnefice.
Siamo al patetico di un premier di una nazione europea, membro del G8, pronta a bombardare l’iran, che piazza ballerine e nani bipartisan e fa la vittima lacrimosa quando lo si becca con le mani nella marmellata.
Ma a dire il vero, al capo di un inedito governo di un paese ormai avviato sul sentiero del Terzo Mondo, Bonaiuti dovrebbe dire che certa disinvoltura pure in molti paesi tropicali sta diventando impossibile.

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