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Divisioni moltiplicate
Ho letto pochi resoconti sul no-cav-day. Grosso modo, a parte i toni e i più o meno impliciti gradi di antipatia mostrati da questo o quel commentatore, mi sembra che tutto sia andato come da copione.
Partiti uniti, i manifestanti, sono arrivati alla meta più divisi che mai. Le dissociazioni da questo o da quello sono state così numerose da risultare persino imbarazzanti.
Si dirà che anche quella è opposizione: tanto più che io non sono per niente certo che l’opposizione” utile” sia questa sorta di tao veltroniano che non si capisce fino a quanto e fino a dove è dialogante anziché contrastante. Eppure Berlusconi non è mai stato così debole come ora: non gliene entra una. E a patirne sembra proprio Veltroni.
Non ci si faccia illusioni: se da questa manifestazione non esce - anche per eterogenesi dei fini - una spinta, anche piccola, a mettere nell’angolo la mummia, la vedo durissima per i prossimi cinque anni.
Quanto agli “insulti” mi sembra di sognare. Sostenere che il papa andrà all’inferno, che il governo è la P2, che la Carfagna fa le pipe al premier perché lo sostiene un quotidiano straniero, che Napolitano ha firmato tutto - compreso la salva Berlusconi e le “leggi razziali” - non è né eversione, né odio preconcetto. Sono argomenti: alcuni di un’evidenza palmare.
E poi, dopo due anni di odio e di vomito contro Prodi, dopo una campagna elettorale dei cui strafalcioni propagandistici si stanno vedendo i primi effetti (la crisi irreversibile di Alitalia, la totale assenza di efficaci risposte in campo economico e salariale e la crescita esponenziale di capri espiatori) gli “insulti” sono un’accusa puerile che prova malamente a nascondere che questo paese ormai ha una classe dirigente che abusa dei difetti del suo popolo e ne accresce i limiti tenendolo inchiodato all’ineluttabilità dell’emergenza, della crisi perenne, della solitudine impotente e anche dell’incipiente povertà. Lo fa continuando a spolpare quel po’ di democrazia che resta: ora attaccando un pezzo di opposizione e una piazza di cento mila manifestanti che si comporta come un gigantesco Masaniello, un arlecchino composito che detesta Berlusconi. E’ questo il problema?
O piuttosto il problema è che c’è una piazza di senza potere, senza tv, senza giornali, senza partiti, senza finanziamenti pubblici e senza molto altro, cioé di individui perfettamente disintegrati, frutto di questa democrazia malata ridotta a vivere di capri espiatori (oggi i rom, domani i cinesi, dopo domani i comunisti, e poi i magistrati e di nuovo daccapo) senza che un’idea distinguibile si faccia avanti - a destra come a sinistra - proprio come non si vede tra chi è sceso in piazza insieme e se n’è andato a casa per conto proprio, in mezzo a mille distinguo? Non è questa la vera immagine di un paese che, tutto intero, soffoca nel suo individualismo anarcoide, menre la “fantasia” gli serve solo a prolungare la propria agonia inventando ogni sera delle narcotizzanti balle davanti alla tv? A me sembra di sì. E ciò che mi rende straniero da questo paese è il non riuscire a capire come può ancora resistere il tappo che tiene ferma la broda bollente del risentimento e dell’indignazione.
Il resto non riveste il minimo interesse.

