July
11
E’ appena passata all’archivio la crocifissione dei dipietristi- grillian-guzzantiani che il partito democcratico si trova a fare i conti con la sua strategia politica. Adesso per due o tre giorni - o due o tre settimane, chi lo sa? - tutte le tv e tutti quei giornali che si scandalizzano delle intercettazioni (cioè di fatto tutti quelli di area, di proprietà diretta o indiretta del cav, capifila del pettegolezzo anti Sircana di solo un anno mezzo fa) scriveranno che il Pd è strumentale almeno quanto lo è Di Pietro perché non vota per la
nuova versione della legge blocca-processi ora che non serve più al premier ammettendo così che prima gli era davvero oscenamente favorevole. Con sgomento l’opposizione democratica ci rivela che il lodo Alfano è già il modo con il quale il premier si mette in salvo dai processi che lo potrebbero massacrare, e perciò niente altro che una truffa è il passo indietro del governo sulla legge scandalo e oscena la profferta - anzi l’obbligo morale secondo la maggioranza - di votare tutti insieme la legge modificata e persino ben vista (per ovvi e plausibili motivi) dall’Associazione nazionale magistrati. Ora il tao veltroniano dovrà spiegarsi agli italiani. Una bella impresa tra lodi, dialoghi bloccati e agognati, resipiscenze normative, processi in fumo.
Il Pd alla fine della giostra mediatica non sarà riuscito a spiegare il fattaccio convincendo qualcuno in più. Somma zero, come quella accumulata da Di Pietro. Dopo aver invitato per settimane a discutere di altro, si infilerà - provocato - in una discussione senza esclusione di colpi che farà crescere l’ombra del partito forcaiolo e giustizialista la cui immagine rifugge come la peste perché controproducente. Ad avvalorare la tesi, la totale e scontata identità di vedute sull’argomento con l’Idv di Di Pietro.
E’ il cul de sac da cui non si riesce a uscire: chi e che cosa decidono l’agenda politica del paese? E’ da questo che si valuta una politica.
E quella dei democratici dialoganti non è meno al rimorchio di quella cabarettistico-dipietrista. La prima (della classe) non riesce a conquistare le case matte dell’attenzione nazionale, delegando alla seconda tutto il populismo aggressivo. Bisognerà aspettare l’ennesima ora x del 25 ottobre - giorno della scossa al governo - per capire chi avrà ragione. Tra Di Pietro e Veltroni però. Perché Berlusconi oggi come oggi può solo suicidarsi per perdere.
Il fatto è che se una norma introduce una lesione grave del principio di uguaglianza e si crede che questa possa avere conseguenze altrettanto gravi bisogna avere il coraggio di fare qualcosa per impedirlo, tanto per eviatare confusione e sostenere anche qualcosa per convincere che siamo in presenza di un abuso. Oppure si dica che intanto tutto si aggiusta con il dialogo. Una piazza che insulta non va bene? Mi pare sensato. Ma che cosa vada bene non l’ho capito. Il parlamentarismo, solo il parlamentarismo? Berlusconi vince proprio perché ha ridotto la sua parte di parlamento a uno stuolo di lacchè. E con la legge elettorale ha costrettto anche gli partiti a decapitare la propria democrazia interna, senza che questi si siano finora stracciate le vesti per ripristinarne una parvenza.
I partiti solitamente vincono quando sanno muoversi nella società. Ditemi dov’è il Pd perché di qua non si vede nulla.
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