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Eluana
Riprendo le riflessioni sul caso Englaro dal sito di Daria Bignardi che trovo di buon senso. Mi pare però che il caldo estivo faccia dire alcune stranezze.
Da Cossiga e Quagliarello che vorrebbero sollevare un conflitto di attribuzioni tra Parlamento e Magistratura, non avendo quest’utlima un diritto di sentenziare su materie che non hanno una normazione positiva; dalla Chiesa che ha ribadito - da Sidney! - che “la vita è un bene indisponibile” anche se la vita stessa ha deciso di non essere pienamente presente in un corpo e quindi non si capisca bene di che vita si tratti (una vita vegetativa suggerisco ma temo di non essere molto originale).
Piuttosto trovo interessante la riflessione della Bignardi perchè gira la questione su di noi, ci chiede di decidere cosa vorremmo fosse di noi in questa condizione. Io credo sia difficile immaginarci nello stato di Eluana. Ma non è impossibile che ci possa capitare. Quello che ci può accadere non sempre lo scegliamo e quindi pensarci non è sbagliato; credo sarebbe un pensiero non risolutivo perchè è un’impotesi lontana ma forse pensare ad un parente o ad un amico che ha sofferto tanto o che può essere una “Eluana vicina” ci può dare un aiuto. A comprendere la dinamica di una condizione che diviene da soggettiva a oggettiva.
Manca però un ultimo tassello a mio avviso. Per decidere di questi casi, dei tanti casi Englaro, Welby,Therry Schiavo servirebbe qualche informazione in più. Quanta gente dopo anni di coma giudicato irreversibile si è risvegliata? In che condizioni? Ecco, vorrei parlare dei casi positivi, quelli che magari non fanno rumore. Poi ci chiederemo quanto costa e se è giusto ma l’informazione, per decidere, andrebbe data.
Ma io non vivrei come Eluana.
E voi vorreste «vivere» come Eluana?
Quando la decisione di porre fine a una vita (e di dare così dignità alla morte) diventa umana
Che bel sorriso aveva Eluana Englaro prima di finire in coma per un incidente stradale, sedici anni fa. Che bello sguardo fiero e vivace. La famiglia e gli amici dicono fosse una ragazza impossibile da convincere a fare qualcosa che non voleva. Che aveva un carattere fortissimo, libero e indomabile: una bomba di vent’anni. Una bomba che un incidente ha disinnescato.
Dal 18 gennaio 1992 Eluana non ha più alcuna attività cerebrale: respira ma non pensa, non vede, non prova emozioni. Il suo corpo non muore perché viene nutrito e idratato attraverso un sondino, ma il suo cervello non funziona più. È come la bella addormentata nel bosco, solo che nessun bacio d’amore potrà mai svegliarla.
La sentenza dei giudici, che dopo sette gradi di giudizio hanno finalmente accolto la richiesta del padre che da dieci anni chiedeva di lasciarla morire con dignità, ha tenuto conto di quello che Eluana aveva detto a proposito di un amico in coma e dello sciatore Leonardo David, nelle stesse condizioni. Che si augurava morissero al più presto, e che non avrebbe mai voluto vivere così.
Voi vorreste?
I medici assicurano che non c’è nessuna possibilità che Eluana esca dal suo stato vegetativo permanente. Che è totalmente assente: non prova dolore né piacere, non prova nessun sentimento, neanche la noia. Non c’è più.
Io assolutamente non vorrei rimanere in questo stato, perché alla morte ci tengo e la penso spesso. La morte è un mio diritto, sacro quanto la vita, e guai a chi me lo tocca. L’eterno riposo, anche senza luce eterna, è il compimento della nostra esistenza. Nasciamo, muoriamo. Passiamo: leggeri o pesanti, ma passiamo. E lasciamo dietro di noi ricordi, rimpianti, l’amore che abbiamo dato e ricevuto. Se non amiamo più, se non pensiamo più, se non sogniamo nemmeno più, non esistiamo.
Ora c’è chi parla, come il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, di «invasione di campo della magistratura». Di «morte burocratica e inevitabile». Di una sentenza che «di fatto introduce in Italia qualcosa di molto simile all’eutanasia, scavalcando tutte le discussioni parlamentari e la ricerca di una posizione condivisa sul testamento biologico». Da dieci anni, da quando dopo sei anni dall’incidente di Eluana Beppino Englaro ha avuto dai medici l’ennesima conferma che lo stato di sua figlia era permanente, c’è questo padre che si batte in tribunale per quella che Eugenia Roccella chiama un’invasione di campo. Sono tanti dieci anni, per un padre che ha dovuto accettare che la sua unica figlia non ci sia più, che ha dovuto rassegnarsi al fatto che non la vedrà mai più sorridere, né piangere, e nemmeno chiudere gli occhi da sola.
A me questa invasione di campo, che cerca di restituire a una famiglia e all’esistenza di Eluana la dignità della morte, del lutto, del ricordo, sembra così umana. Discutiamo e legiferiamo sul testamento biologico al più presto, ma rispettiamo la volontà di un padre e la vita di Eluana, che senza morte non potrà mai trovare né senso né pace.


per quanto possa capire io ,Eluana e’ morta da quando ha avuto l’incidente.. l’artificio di un sondino fa credere a tutti che la sua vita continui , e’ solo un’illusione. una chimera, una sciarada, una saga, niente a che vedere con madre natura
Comment by Cagliostra — 07/20/2008 #
Approvo. Inoltre, come potremmo dire che non vorremmo “vivere” così?
Se fossi in quella condizione non mi accorgerei di nulla, il dolore sarebbe tutto di chi sta fuori e davvero vive, suo malgrado.
Comment by sveta — 07/24/2008 #
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
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nata nel 1985
COMUNICATO STAMPA
Anno XXIV n.14
25 Luglio 2008
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ELUANA LIBERA
ORA E’ SCHIAVA DELLA TECNOLOGIA NEL FALSO CULTO DELLA VITA
SCHIAVA DELLE IDEOLOGIE PSEUDO-LAICHE E RELIGIOSE
In coma vegetativo permanente da 16 anni
sta subendo trattamenti forzati di alimentazione e idratazione da lei avversati
Chi confonde il diritto di opposizione e di interruzione dei trattamenti cosiddetti di “sostegno alla vita” con l’eutanasia (attiva volontà di morte) è in malafede ideologica.
Chi cavalca il diffuso orrore dei cittadini per le pratiche di meditecnica di “sostegno alla vita” imposte ad oltranza, quali ventilazione forzata o nutrizione forzata, per introdurre un programma di eutanasia legale intesa come istituzionalizzazione della richiesta attiva di morte è in malafede ideologica.
Le gerarchie della Chiesa sono colpevoli perché, mentre vietano la liberazione di Eluana fingendo di essere pro-vita, sostengono incoerentemente il falso concetto di “morte cerebrale” e propagandano la donazione o meglio l’espianto di organi a cuore battente pur sapendo di uccidere una persona in coma per favorire il business dei trapiantisti .
Falsi anche nell’enfatizzare la sofferenza della morte naturale da sospensione della nutrizione/idratazione: molti vecchi muoiono lentamente di consunzione rinunciando progressivamente a mangiare e bere. Non staranno piuttosto difendendo le generose rette percepite per queste persone che richiedono pochissima assistenza?
I politicanti pseudo laici, quelli della morte su commissione -Eutanasia- sono in malafede perché programmaticamente sono sempre dalla parte della morte e della sperimentazione, per favorire l’affarismo scientifico che vuole dichiarare la morte a suo uso e consumo, sia sugli umani che sugli embrioni. Tanto è vero che sono a favore della “morte cerebrale” imposta dalla legge. L’obiettivo della scienza di oggi è la ricerca a fini di profitto, non la vita; il potere sull’uomo, non l’uomo. Non altrimenti potrebbero essere spiegati certi fatti che ai vari livelli vedono impiegata la classe medica su due percorsi apparentemente opposti con un comune denominatore: profitto e potere.
Entrambe le ideologie favoriscono l’omicidio di chi vuol vivere imponendo la “morte cerebrale” in 6 ore, anche la Chiesa che si dichiara pro-vita, ma la persegue solamente quando deve imporre la “vita forzata con tecnologie” per 16 anni a chi vorrebbe una vita e morte naturali.
Secondo noi l’origine della questione, che ha poi generato questo problema, è il comportamento dei medici all’atto del ricovero dopo l’incidente nel ‘92. I medici hanno fatto quello che dovevano fare per evitare il coma vegetativo? Se avessero eseguito il drenaggio dell’ematoma intracranico, la paziente guariva o moriva e si sarebbe evitato il coma vegetativo. L’alimentazione forzata non doveva essere imposta, soprattutto in considerazione del fatto che viene poi vietata la rimozione del trattamento invasivo. Eluana doveva essere curata nel limite naturale. Ancora una volta la medicina si sostituisce alle persone e ne vuole determinare il destino.
Nel dubbio sulla volontà di Eluana decida il padre e la madre. Non possono essere gli affaristi e gli sperimentatori a decidere, né i politici, tanto più che per l’espianto di organi a cuore battente i medici chiedono ai genitori o familiari la firma che ucciderà, nonostante sia vietato dalla legge. Inaccettabile che 25 neurologi, che dichiarano regolarmente la “morte cerebrale”in 6 ore su persone “pulsanti”, si oppongano alla sentenza “liberatoria” della Corte d’appello di Milano.
Presidente
Nerina Negrello
Comment by antipredazione — 08/5/2008 #