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Sicurezza, il mondo cattolico contro Maroni
Questa notizia, che riprendo da l’Unità on line, mi sembra signficativa. Ripropone l’idea di una “Chiesa sociale” che opera quotidinamente con i problemi e con povertà e miseria e vede sul campo problemi e drammi di persone reitte. La sorpresa è minima, ma mostra ancora una volta la distanza tra i proclami politici (e le leggi) e il paese reale. Intendiamoci: la legge è una reazione legittima ad un malessere diffuso e alla richiesta di azione (e di reazione) da parte dello Stato. Esiste cioè una larga fetta della popolazione che vuole tutele, che sente di essere sola di fronte a minacce e microcriminalità alimentando una spirale negativa di pessimismo che si scarica sul diverso.
Ammetto che spesso ci sono ragioni oggettive di questo malessere. Voglio ricordare che sicuramente il Pd ha perso moltissimi voti nelle ultime elezioni politiche per la sciagurata norma che ha introdotto (governo Prodi) a carico dell’Inps l’assegno sociale di circa 400€ a favore dei ricongiungimenti di genitori di stranieri. E’ che questa sembra una beffa, un provvedimento che genera sfiducia verso chi è nel nostro paese e può beneficiare di un provvedimento che fa giustizia a rovescio: concede a chi ha bisogno ma nel contempo sottrae a chi ha altrettanto bisogno ed è cittadino italiano a tutti gli effetti.
Uno straniero, spesso extracomunitario, che viene guardato con sospetto. Una circospezione che porta alla chiusura, a comunità identitarie che sentono la loro forza stringendosi nella loro debolezza e individuando nemici immaginari. Rimane l’idea che dare a prescindere sia sbagliato non solo politicamente. E’ un modo di distribuire una ricchezza che altri hanno prodotto, un modo per avere falsa solidarietà. Il risultato mi sembra una linea di frattura netta tra chi ritiene di avere dei diritti perchè cittadino a tutti gli effetti e chi subisce una discriminazione generalizzata e totalizzante che non distingue più tra buoni e cattivi, che valuta più i risultati dell’integrazione e i risvolti nel mondo del lavoro, che vede solo il diverso. La dimensione è così alterata nei suoi confini: da una parte la globalizzazione diventa un male, dall’altra si percepisce una modificazione sostanziale della propria condizione di vita che rimanda ad una causa. La causa immediata è “l’uomo nero”, la sentina dei mali che vorremmo esorcizzare e che causa un’insofferenza fisica minando il contesto sociale e i facendo venir meno i caratteri dell’integrazione. Ovvio supporre che la politica sia responsabile se si raggiungono livelli di allarme sociale, se un’etnia diventa l’infezione a cui trovare anticorpi. Siano rom o siano marocchini. Sono nemici, sono indesiderati e occupano l’oasi felice. Si appropriano della nostra “roba”.
D’altra perte le ragioni dell’economia prevalgono sempre su quelle della solidarietà. E quindi siamo davvero di fronte ad una lotta per l’accaparramento. A parole siamo solidali, attenti alle disuguaglianze, vorremmo che non ci fosse la povertà e ci commuoviamo di fronte ai bambini che muoiono di fame nel mondo. Ma questo mondo è un mondo lontano, lontano fisicamente e mentalmente, i nostri occhi non vedono i poveri ma i nostri sentimenti si ribellano alla schiavitù e all’oppressione. Siamo sentimentalisti e forse dovremmo essere più realisti. Quanti di noi si sono accorti in questi anni di come cambiavano le nostre città? E’ stato un caso che lungo il Tevere si siano formati interi quartieri, baraccopoli segregate dove non c’era legge umana ma vigevano regole tribali di persone che si davano consuetudini fuori da ogni controllo dell’autorità costituita nel paese. Nessuno ha visto nulla, tutto si è prodotto in modo silenzioso, senza ci ponessimo criticamente di fronte ai cambiamenti. Lasciando esplodere il fenomeno, una bomba sociale foriera di ulteriori tensioni.
E ora la legge, una legge d’ordine e di sicurezza che sposta il problema, lo rimuove dalla vista e placa le coscienze. Si spostano i confini della tensione lasciando immutate le ragioni di un confronto sociale che dovrebbe dare integrazione tra popoli, generando opportunità e non improvvide chiusure.
Secondo me a fatto bene la Chiesa, la Chiesa sociale, a dirsi non d’accordo. Certo, è una parte della Chiesa ma non va sottovalutata. Dimostra che forse è possibile costruire un’alternativa che abbia radici profonde, di contatto con i problemi e non solo capace di strumentalizzare sensazioni con finalità politiche e di potere. E’ lavoro duro che vale la pena di condurre sul terreno sociale. Una sfida da raccogliere. Da subito.
Da l’Unità on line:
Ancora contestazioni da parte delle associazioni cattoliche sul decreto sicurezza. Le norme approvate mercoledì 23 luglio dal Senato non convincono affatto il mondo cattolico, che chiede al governo Berlusconi di rivedere le norme sui ricongiungimenti familiari, sull’asilo e sui comunitari. I provvedimenti contenuti nel decreto vengono giudicati infatti come «previsioni legislative che creano restrizioni, ostacoli, barriere all’ingresso e al soggiorno proprio di quei cittadini stranieri che si presentano in condizione di particolare vulnerabilità o che intendano ricostituire in Italia l’unità della loro famiglia».
Perciò previsioni sbagliate. Così Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Acli, Comunità di S.Egidio e Centro Astalli dopo le forti perplessità già espresse in occasione della presentazione del pacchetto sicurezza tornano a criticare il decreto. E chiedono, senza mezzi termini «di rivedere l’impostazione generale di queste previsioni in modo da garantire l’unità della famiglia anche in migrazione, spesso fondamentale anche in termini di sicurezza».
La prospettiva delineata dal governo e fortemente criticata dalle associazioni è quella che pone «condizioni estremamente restrittive per il ricongiungimento del coniuge, dei figli maggiorenni e dei genitori a carico e con l’introduzione dell’esame del Dna per accertare la parentela, con spese a carico del richiedente». Inoltre c’è un ulteriore intervento delle commissioni parlamentari che «invita il Governo ad introdurre un ulteriore limite ai ricongiungimenti, basato sul reddito, non più ancorato ad un criterio di progressione, ma al numero dei soggetti da ricongiungere».
E determina una discriminazione economica: «solo i nuclei più agiati potranno permettersi di documentare delle risorse economiche di cui spesso è privo anche un cittadino italiano. Non si considera invece che frequentemente la crescita economica di una famiglia straniera comincia proprio grazie ai ricongiungimenti, che consentono all’altro coniuge o ai figli in età da lavoro di trovare a loro volta un’occupazione per contribuire al miglioramento delle condizioni economiche familiari. Senza contare che l’innalzamento dei parametri di reddito prolungherà la separazione forzata fra membri della stessa famiglia, costringendo in molti casi a scelte dolorose»., scrivono nella loro nota le associazioni.
Per quanto riguarda le richieste di asilo, dal mondo cattolico viene ribadito che «la necessità di dare segnali rassicuranti al paese non può andare a discapito di chi è in condizioni di particolare vulnerabilità». E dunque, Caritas e Migrantes, giudicano insensato «procedere a modifiche del D. Lgs n. 25/2008, che ha recepito una direttiva europea sui rifugiati e richiedenti asilo, e la cui efficacia non è stata neppure ancora sperimentata».
Preoccupazione infine anche per le restrizioni proposte al soggiorno dei cittadini comunitari, «che di fatto ripristinano la situazione precedente all’ingresso nell’Unione».
Il messaggio al governo è chiaro: «tutelare i soggetti più vulnerabili». E se «è vero che spetta al mondo politico legiferare in questa materia - concludono le associazioni cattoliche - è altrettanto vero che la Chiesa e gli organismi che ad essa si ispirano hanno il dovere di fare appello alla coscienza pubblica e a quanti hanno autorità nella vita sociale, economica e politica». Perché tutela ci sia.


L’illusione che la chiesa cattolica italiana sia quella del concilio vaticano secondo e della dottrina sociale naufraga immediatamente parlando con praticamente tutti coloro che frequentano una chiesa.
A parte una limitatissima minoranza di catto-comunisti (per usare un termine un pò brutale ma comprensibile), che sono ormai rari come coloro che portano l’eskimo d’inverno, nessuno ti trasferisce il minimo interesse per questi temi e solo se sollecitato finge, più o meno abilmente, di essere un democratico.
Certo che nei quartieri popolari si vive male già per i fatti propri e se alla delinquenza nostrana, presente da sempre, si aggiunge anche la quota di delinquenti extracomunitari certo che i residenti non sono felici di convivere con comunità con usi e costumi che non sono per loro facilmente comprensibili.
Vorrei vedere i dirigenti del PD che, in grande prevalenza, vivono nei centri urbani e nelle zone residenziali che si trovano nell’appartamento di fianco una prostituta albanese od uno spacciatore magrebino.
Non penso che la pacata analisi del fenomeno migratorio sarebbe poi ancora così pacata.
Poichè in tema di disagio sociale è necessario distinguere il grano dal loglio ci vogliono idee molto chiare anche sugli aspetti che non devono e non possono essere tollerati.
Non possiamo indignarci per le impronte digitali prese ai bambini rom ma essere totalmente indifferenti, se va bene, al fatto che i campi nomadi sono degli orrendi ghetti in cui nessun essere umano vorrebbe vivere.
Ed in questo caso questi uomini e queste donne dovrebbero essere agevolati a trovare un alloggio non indecente distribuendosi su tutto il territorio e non creando quartieri “ghetto” come nella pratica francese.
Con i risultati che si sono visti nelle banlieu francesi.
Il modello non è quello che divide il mondo per comunità, come vorrebbe la maggior parte dei cattolici italiani.
Cioè loro da una parte ed i “miscredenti” di varie etnie altrove.
Quando si vede il mondo partendo dalle proprie convinzioni religiose è ben difficile arrivare ad un’integrazione con coloro che, partendo da altre convinzioni religiose, non desiderano convertirsi alle opinioni della maggioranza.
Questo è uno dei motivi per cui la presenza di fondamentalisti cattolici come la Binetti (and friends) nel PD non solo non serve ma è anche particolarmente dannosa.
Se alla fine prevarrà una linea di laicità dello stato il PD potrà rappresentare molto bene la parte moderna e democratica di questo paese.
Nel frattempo i Rutelli (che a nulla crede ma si spaccia, ridicolmente, per cattolico “convertito”) i Fioroni ed i Mastella possono accomodarsi con Casini.
Perchè dobbiamo fingere che rappresentino i “cattolici” ?
I cittadini italiani di fede cattolica, ma anche progressisti socialmente, hanno sempre votato partiti che non fossero la DC (come sanno coloro che hanno frequentato il PCI od il PSI).
Per quale motivo dobbiamo far sopravvivere dei “relitti” del naufragio democristiano garantendogli una quota di potere ?
Il caso di Roma è lì da vedere.
La boria e l’inconsistenza di Rutelli sono stati ben pesati dai cittadini romani che si sono astenuti dal sostenere la sua candidatura.
E non si dica : meglio lui che il genero di Rauti.
Certo che chiunque sarebbe meglio del genero di Rauti.
La necessità di una proposta politica chiara e concreta e di una rispettabilità personale certa non possono però essere ignorati quando si candida qualcuno ad una carica.
Il manuale Cencelli sarebbe il caso di riporlo dopo l’avvento devastante del nano mentiroso.
Ma non si è ancora capito.
Comment by S.Just — 07/25/2008 #
Sul “chiunque sarebbe meglio del genero di Rauti” devo decisamente dissentire…
Comment by sveta — 07/26/2008 #