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Misteri italiani

Nei giorni scorsi sia il Professor Francesco Giavazzi sia il Professor Giacomo Vaciago hanno citato un convitato di pietra. Qualcuno, o meglio qualcosa, che dovrebbe esserci e invece non c’è. Gli economisti, si sa, si occupano di qualcosa che non è una scienza esatta: l’economia appunto. Ma da qui a parlare di sparizione ce ne passa.
I fatti. Il tanto vituperato Governo Prodi aveva istituito una commissione di studio. In Italia quando c’è un problema che non si vuole risolvere spesso si ricorre alle commissioni. Ma questa volta il tema era “il libro verde sulla spesa pubblica e il rapporto intermedio sulla spending review”. Un tema da niente. O forse da troppo. Sì perchè, se appena insediatosi al Ministero dell’Economia Giulio Tremoniti la commissione è sparita e sono spariti gli esiti del suo lavoro, è evidente che qualcosa non funziona.
E cosa? Cosa non funziona? Perchè due autorevoli economisti citano questa commissione e oggi questa commissione è un ente fantasma? Soldi sprecati? O materiale scottante di cui è meglio che l’opinione pubblica non sappia? Perchè Tremonti non dice chiaramente e pubblicamente cosa ha fatto la Commissione Muraro, su cosa ha lavorato, cosa ha proposto e perchè non se ne parla più? Un minimo di trasparenza sarebbe necessario. Anche perchè la Commissione era/è stata pagata con soldi pubblici.
Dal Corriere della Sera:
Gli effetti del cambio della guardia in via XX Settembre
Il piano Padoa-Schioppa? Nel cestino
Mai pubblicato il rapporto sulla spesa prodotto della Commissione Muraro, ora soppressa
Inutile frugare nel sito internet del ministero dell’ Economia alla ricerca del rapporto 2008 sulla revisione della spesa pubblica. Quel documento non c’ è. Almeno non c’ era fino a venerdì 4 luglio, quando questo articolo è stato scritto. Sepolto in chissà quale cassetto di via XX settembre da più di 20 giorni, visto che è stato materialmente consegnato agli uffici del ministro il 12 giugno. Domanderete: Che cosa c’ è di strano? Nulla, a parte il fatto che di solito i documenti ufficiali del ministero, come i due precedenti rapporti stilati dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, così si chiama l’ organismo che ha scritto quel documento, finiscono tutti sul web. Questa è la prassi. Inoltre, la pubblicazione online dei lavori della Commissione, del resto, era esplicitamente prevista anche dal decreto (articolo 5, comma 5) con cui il 16 marzo del 2007 era stato formalizzato quel gruppo di lavoro, istituito con la prima delle due leggi finanziarie di Romano Prodi. Soltanto che all’ epoca il ministro era Tommaso Padoa-Schioppa e adesso invece al suo posto c’ è Giulio Tremonti. Ebbene il nuovo ministro, appena tornato alla scrivania di Quintino Sella, ha cancellato con un colpo di spugna, insieme al Secit, pure quella Commissione. Cancellando anche il relativo stanziamento: un milione 200 mila euro l’ anno per tre anni. La Commissione doveva lavorare infatti per un triennio: è durata appena quindici mesi. Il tempo necessario per produrre, come ha rivendicato in una nota il suo ex presidente Gilberto Muraro, una decina di documenti, come il libro verde sulla spesa pubblica e il rapporto intermedio sulla spending review. Studi che hanno confermato lo stato di inefficienza e il livello di spreco di alcuni settori della pubblica amministrazione, come la scuola, la giustizia e la sanità. Impietosa l’ analisi sulla lentezza dei procedimenti civili, con esempi che fanno accapponare la pelle, se è vero che una causa per inadempimento contrattuale dura mediamente in Italia 1.210 giorni, quattro volte più che in Francia e Germania, mentre una causa per licenziamento va avanti in media 696 giorni, contro 80 giorni in Spagna. Altrettanto impietosa la radiografia della spesa sanitaria, con la scoperta che in certi ospedali (il Forlanini di Roma o le Molinette di Torino) un posto letto in corsia ci costa 870 euro al giorno, più di una stanza in un albergo superlusso. Ma fra i lavori che Muraro ha elencato puntigliosamente nella sua nota c’ è anche il rapporto conclusivo sulla spending review: 300 pagine (finora) misteriose. Tremonti non ha spiegato pubblicamente i motivi della sua decisione: se il problema sia l’ utilità della Commissione in sé o piuttosto le persone che la compongono. Sulla prima questione va osservato che il Tesoro si è sempre servito di organismi del genere, sia pure con compiti leggermente diversi. La prima Commissione tecnica sulla spesa pubblica fu istituita nel 1981, e alla sua presidenza venne nominato Franco Reviglio, del quale Tremonti, insieme a Domenico Siniscalco e Alberto Meomartini era stato giovanissimo braccio destro: i tre, all’ epoca, vennero battezzati i Reviglio boys. Al vertice di quel gruppo di lavoro arrivò quindi Piero Giarda. E lo stesso Tremonti, nel 2001, avvertì l’ esigenza di collocare al vertice della Commissione un uomo di propria fiducia: Giuseppe Vitaletti. Sulle persone, c’ è da dire che Padoa-Schioppa aveva nominato, oltre al presidente, un magistrato della Corte dei Conti (Domenico Marchetta) già stretto collaboratore di Carlo Azeglio Ciampi, un esperto di economia aziendale proveniente dalla McKinsey (Stefano Visalli) e sette accademici. Nel gruppo degli economisti, ben cinque (metà di tutta la Commissione) collaboratori o redattori de lavoce.info. C’ era lo stesso Muraro, ma anche Vincenzo Perrone della Bocconi, Massimo Bordignon della Cattolica di Milano, Alberto Zanardi dell’ Università di Bologna e uno che di quel sito internet, divenuto la spina nel fianco dei governi di turno, è stato addirittura fondatore con Tito Boeri: Giuseppe Pisauro, professore all’ Università di Perugia, nominato nel 2006 da Vincenzo Visco rettore della Scuola superiore delle Finanze. Al posto di Vincenzo Fortunato, il capo di gabinetto di Tremonti.
Rizzo Sergio
Pagina 8 (7 luglio 2008) - Corriere Economia
Loris Costa

