
(AGI)”Noi non siamo d’accordo all’idea che lo Stato si possa sostituire agli sfruttatori”. Lo ha detto il ministro delle Pari Opportunita’, Mara Carfagna, intervenendo a Questa Domenica, da Paola Perego su Canale 5 sulla questione delle ‘case chiuse’. “Mi fa dispiacere – ha detto ancora Carfagna – il fatto che donne di sinistra che si sono autointestate battaglie per la liberazione della donna, poi mi attacchino per contratto ideologico. Credo che questo disegno di legge sia importante. La nostra idea parte da chi chiedeva alla prostituta, come don Oreste Benzi, non quanto vuoi, ma quanto soffri. Una donna che rappresenta il governo deve partire da qui”.
Ecco la nuova cultura di governo secondo Mara Carfagna, il dolore, la sofferenza prima di tutto. Involontariamente ironica? Proviamo ad immaginare la cosa…
Cliente (si ferma con l’auto davanti ad un focolare dove alcune donne, di sera, stanno parlottando e muovendosi nel freddo): Ehi tu…
Prostituta: Ciao Bellooooo
C: Senti ma tu…tu quanto soffri?
P: Scusa???
C: Sì, Beh…voglio dire tu soffri no? Quanto…quanto soffri?
P: @@XX @@ senti bello vieni al sodo, che vuoi?
C: Vabbe’ te l’ho detto…io…io voglio sapere quanto…quanto ci stai male ecco!
P: Aho’ bello, ma non è che sei fino…io? C…o vuoi da me?
C: Dai, non fare così…
P: Falla finita brutta che..a! Vattene da un’altra parte. IO, non tempo da perdere con quelli come te!!!
Sarò drastico e un pò schematico ma davvero non vedo che questo: un cliente che fa la figura dello scemo, una che pensava di avere un cliente e invece…non ci guadagna nulla.
Possibile che la Carfagna pensi davvero a questo? Di stupidaggini ne avevo sentite tante ma sapere che vengono da un Ministro della Repubblica mi consola. E’ evidente che qui non c’è nessuna comprensione del fenomeno che sembra più una burla che la realtà.
Temo che per parlare di prostituzione si debba studiare un po’ ed evitare di fare simili figuracce. Le case chiuse tra l’altro non consentirebbero allo Stato di sfruttare nessuno ma renderebbero trasparente il rapporto tra cliente e “luccciola”, evitando una serie di problemi collaterali che tutti – tranne la Signora Carfagna – ben conoscono.
Consentire a qualcuno di usare il proprio corpo per trarne utilità anche se socialmente e moralmente riprovevole non vuol dire mettere al servizio dello Stato le persone. Eviterebbe di aumentare l’area di possibili reati e darebbe certezze che oggi mancano. E soprattutto impedirebbe allo Stato di fare il pubblico censore, alimentando il clima di repressione che si avverte ogni volta che si vuole introdurre un nuovo reato tanto per sedare la voglia di giustizia che c’è nella società. Ma che giustizia è quella che rende una prostituta già struttata per definizione anche una delinquente?






nsu prinz




21/10/2008
L´unico modo di affrontare il problema é quello adottato qui in Germania.Da noi la prostituzione é legale e viene esercitata in centri appositi oppure anche in case private.Le donne che la praticano sono libere professioniste consenzienti,che pagano le tasse e ricevono tutte le garanzie necessarie in materia di sanitá e sicurezza.Ma in Italia non ci si arriverá mai,perché siamo sempre il paese dei preti e degli ipocriti.