Comincio a non ricordare più come è fatta una buona notizia. Una di quelle che ti fa dire “beh, meno male” e ti mette tranquillo. C’è una sorta di bombardamento di notizie più o meno brutte, più o meno tragiche, che ti danno un po’ d’ansia e molta molta incacchiatura. Ci si mettono pure i treni a saltar per aria. Disarmante. Sfiancante. Un continuo. O è madre natura o qualche pirla di uomo (e donna), ma non ne arriva una dritta. E c’è sempre lo zampino dell’uomo, e c’è sempre questa brutta abitudine di scartare la responsabilità. Tutti a puntare il dito verso la fatalità, o a scaricare su terzi. Non abbiamo imparato un bel niente, non potremo insegnare un bel niente. Oddio, mica tutti eh, ma molti di noi si ritrovano più a loro agio a fuggire davanti a delle responsabilità, solo l’idea di doverle discutere provoca reazioni poco nobili, se non proprio indecenti. Assumersele, poi, per l’amor del cielo. Chi, io? E la corsa del gruppo a dare man forte è scontata. Direi che se si continua così, sul facile, sarà meglio che ci si prepari sul serio ad un periodo difficile. Se poi pensiamo che in questo reale incubo si continua imperterriti a fare e dire vaccate, rimandando all’infinito quell’analisi critica dello stato dell’arte, non aspettiamoci che qualcuno ci venga a togliere dai carboni perchè i carboni, semplicemente, non esisteranno agli occhi di nessuno. Magari una meteora ci salverà. Certo che per colpirci, nell’immensità dell’universo, dev’essere davvero sfigata.
Son finite le buone notizie?
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