Como, la Soprintendenza chiede di fermare i lavori
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By nsu prinz | 3 CommentsLeave a Comment
Last updated: Friday, November 27, 2009

La lettera di oggi di Artioli

Questa Soprintendenza, così come previsto dalla legge, a suo tempo ha ricevuto il progetto per la realizzazione delle paratie mobili e le opere fisse anti-esondazione e le varianti che nel corso del tempo si sono rese necessarie. La competenza su queste opere, ricadenti in zona di vincolo paesaggistico, come prevede la Costituzione è attribuita alla Regione che a sua volta ha demandato tali poteri agli enti locali. In particolare, questo specifico progetto è stato approvato dal Comune di Como e successivamente, le varianti, dalla Provincia di Como avendone assunta la specifica competenza. Questa Soprintendenza non ha esercitato il potere di annullamento delle autorizzazioni rilasciate dagli enti locali concesso dalla legge perché non sono stati ravvisati motivi di illegittimità, gli unici che eventualmente avrebbero potuto giustificare una tale azione. È appena il caso di ricordare che la giurisprudenza consolidata del Consiglio di Stato ha più volte ribadito che “il potere di annullamento attribuito al Ministero per i Beni Culturali non può tradursi in un riesame complessivo delle valutazioni tecnico-discrezionali compite dall’Organo deputato al rilascio dell’autorizzazione, sì da consentire al Ministero di sovrapporre la propria autonoma valutazione, ma deve invece estrinsecarsi in un controllo di mera legittimità (che peraltro può riguardare tutti i possibili vizi dell’eccesso di potere)”. La realizzazione di questa opera era stata sollecitata soprattutto dal finanziamento disposto dalla Legge Valtellina del 1990, conseguente agli eventi calamitosi avvenuti nell’anno 1987; avere a disposizione per la città di Como cospicui finanziamenti ha presumibilmente spinto alla realizzazione di questa impegnativa opera più che una esigenza prioritaria e indifferibile. Fatta questa necessaria premessa è doveroso comunque prendere atto che una legge di Stato ha previsto questa opera di rilevanza pubblica che avrebbe dovuto risolvere i fenomeni di esondazione del lago e le conseguenti perdite economiche e i danni alle cose e alle attività. Tale scelta è sempre stata condivisa da tutte le amministrazioni comunali, provinciali e regionali che si sono succedute in questi anni e che anzi la hanno fermamente sostenuta anche se alcune, invero labili, critiche e perplessità sono state a volte sollevate ad esempio sul fatto che l’esondazione del lago avviene anche attraverso la tombinatura (ne sa qualcosa anche la Soprintendenza quando una decina di anni fa stava eseguendo i restauri del Broletto, distante alcune centinaia di metri dal lago, e in alcuni periodi ha dovuto convivere con l’acqua alle basi delle colonne fuoriuscita dai tombini) e dunque il fenomeno dell’allagamento degli scantinati non verrebbe comunque scongiurato, oppure che ci potrebbe essere altri punti della sponda lacuale non interessati dai lavori che sarebbero comunque a rischio di esondazione od anche che il fenomeno potrebbe essere controllato con una diversa strategia di regimazione delle acque alle chiuse di Olginate. Ovviamente sono questioni tecniche che non possono essere sollevate dalla Soprintendenza e che, evidentemente, saranno state considerate e valutate attentamente dalle amministrazioni proponenti e responsabili dell’opere durante il complesso iter di elaborazione e di approvazione del progetto. Altre perplessità sono state sollevate circa la necessità di andare e trasformare in maniera così rilevante l’attuale condizione del luogo (che anche se modificato già dall’uomo e senza più specifiche caratteri di naturalità, ha raggiunto un sereno equilibrio paesaggistico) per impedire quelle esondazioni periodiche che hanno sempre convissuto con la città senza particolari disagi e pericoli. Non bisogna poi sottovalutare che il sistema delle paratie mobili, che comunque anche quando saranno a riposo si “sentiranno” e per quanto a “scomparsa” avranno un impatto negativo, obbligherà una continua ed attenta opera di manutenzione con impegno organizzativo e  dispendio economico non indifferente. Anche queste ovviamente sono valutazioni di carattere politico-gestionali che non possono assolutamente rientrare nel giudizio della Soprintendenza. Quello che però la Soprintendenza ha in questo momento il dovere di dire è che queste opere, e tutti ne devono responsabilmente avere coscienza, anche secondo il progetto originario, e non solo per la costruzione del famigerato muro che tante polemiche e critiche ha sollevato, modificherà l’attuale condizione paesaggistica sia come visuali, sia come lettura emotiva, sia come materiali e comunque darà una sensazione tecnologicamente artefatta che poco si confà con il tradizionale e consolidato rapporto tra banchina, lungolago e specchio d’acqua. Per quanto sopra detto, è parere di questa Soprintendenza che il progetto, anche se verrà modificato in alcuni dettagli (riduzione di qualche decina di centimetri del muro, inserimento di altre paratie mobili in sostituzione delle strutture murarie fisse) comporterà una trasformazione definitiva poco compatibile con le attuali affascinanti visuali e dunque sarebbe opportuno rivedere completamente il progetto, e in questo momento ci sarebbero ancora le condizioni per farlo, privilegiando prioritariamente la valorizzazione del lungolago anche se questo potrebbe comportare una riduzione dell’efficacia funzionale proprio perché la tutela paesaggistica dovrebbe essere prevalente rispetto ad altre pur necessarie esigenze. Il nuovo progetto dovrebbe essere impostato non avendo come condizione obbligatoria la quota 200,30, bensì la compatibilità paesaggistica, valore primario ed irrinunciabile e dunque prevedere anche una quota più bassa, reinterpretando l’opera non più risolutiva del fenomeno esondazione, ma di semplice contenimento del fenomeno. Questa Soprintendenza è disponibile a valutare congiuntamente agli enti in indirizzo le proposte operative al fine di trovare la migliore soluzione a salvaguardia dei valori paesaggistici del prezioso luogo.

Commenti

3 comments
  1. sveta
    27/11/2009

    Il problema è che a quel signore con lo sguardo arrogante che si è battuto così tanto per far realizzare le paratie non gliene può fregare di meno della compatibilità paesaggistica, i due milioni in più per un piccolo correttivo li fa sborsare a tutti noi per cercare di recuperare qualche punto sul danno di immagine che ha ricavato dalla storia del muro, tutto il resto non lo riguarda, è già impegnato sulle delibere urbanistiche per far costruire i privati, che il lago si veda o no non gli cambia nulla.

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  2. Inserisce il nome o nick
    27/11/2009

    Nessuno dubita che gli interessava la Valtellina…nel senso del finanziamento. Facessero un finanziamento per la ricostruzione di una città rasa al suolo, volerebbero i c-130 armati sui cieli di Como. O lui su un Caproni.

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  3. sveta
    28/11/2009

    Visto il suo ego smisurato chissà quanto gli è costato ingoiare il rimprovero del suo padrino “a Como è stato commesso un grave errore”…il riconfermato ieri sera aveva le labbra più serrate del solito, il sorriso ironico gli usciva a stento…ma poi dopo un pò avrà riso, in fondo le sue mancanze le ha fatte pagare al suo “grande amico” Caradonna…guardatevi dall’essere amici di quell’uomo, o ne uscirete distrutti…

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