Jack & Sten
By nsu prinz | No CommentsLeave a Comment
Last updated: Saturday, February 6, 2010

[Gabriele]

La Prinz verde sfrecciava a tutta velocità dal casello di Domodossola col bigliettino infilzato nel portacenere stracolmo di Gitanes ingiallite, lo stato d’ansia riempiva l’abitacolo ed usciva come una nebbiolina autunnale dal vetro difettoso dello sportello destro, quello acciaccato. Sten taneva la posizione ad uovo nel disperato tentativo di guadagnare velocità nei sorpassi, Como era a solo un’ora e mezzo di tragitto e sarebbe stato possibile chiudere la questione entro le 15, orario ideale in quanto a quell’ora i negozi sarebbero stati ancora chiusi senza gente curiosa in giro. Sten aveva un’attività in centro, vendeva cilici e gli affari andavo a gonfie vele. La teglia con lo stufato sballottava qua e là sul sedile posteriore marron foderato spiaggia hawaiana, qualche pezzo strabordava andando a finire sul pianale della Prinz privo di tappetini, scivolando sull’antirombo dato fresco il mese passato. Solo due tappe alla Shell per riconoscenza, al serbatoio s’intende, e via fulminei a completare l’opera. [Gabriele] aveva preso possesso della calotta cranica di Sten, era più di un chiodo fisso, più di un autofilettante… era diventato un Fisher. Giunto in via Paoli trovò coda, aveva nevicato ma fortunatamente era in anticipo su quanto previsto ed i 25′ per transitare in Napoleona ci potevano stare, sarebbe giunto comunque in tempo per finire ciò che si era proposto. Parcheggiò all’interno del cortile del palazzo, scese, si guardò in giro controllando che nessuno lo vadesse, ribaltò lo schienale del passeggero estraendo la teglia con cura per non far strabordare il contenuto, raccolse alcuni pezzi dal pianale della Prinz, li ripose alla bell’e meglio nella teglia, chiuse con un calcio la portiera e si diresse all’interno del retro del negozio. Una volta entrato, ripose la teglia sul tavolo del laboratorio, prese la cassetta degli attrezzi e si fermò un attimo a contemplare la teglia. [Gabriele] in modo ossessionante gli parlava riempiendo di consonanti e vocali ogni suo pensiero, si muoveva come comandato da un’entità superiore, non c’era spontaneità, nessun ragionamento, solo automatismi incontrollati guidati da una forza indecifrabile. Il sudore colava copioso nella teglia, allungando il sughetto. Era ora. Finalmente avrebbe cominciato, avrebbe posto in essere quel desiderio irrefrenabile che lo aveva condotto da Domodossola sino a lì bruciando la bellezza di due pieni. Cacciavite a stella, cacciavite a paletta, fil di ferro sottile, dadi e bulloni, Attak, filo da pesca, pelle di Daino in abbondanza. In un silenzio da neve cominciò l’opera, con le pinzette estrasse i bocconcini, poi le ossa, infine mise il brodetto in una caraffa, quello sarebbe stato l’ultimo passo a completamento dell’opera. [Gabriele] I movimenti erano privi di anima, meccanici, precisi, ordinati. Una sequenza meccanica ordinata dall’alto. I minuti passavano veloci, la sudorazione aumentava, la città era ancora deserta e nessuno (aveva controllato) si affacciava alla vetrina del negozio. Era solo. Si cominciava a vedere la ricomposizione. Il bacino e gli arti inferiori  erano pronti, poi fu la volta del torace, degli arti superiori ed anche lì tutto filò liscio, [Gabriele] muoveva e faceva miracoli, pensava Sten mentre cuciva, legava, fissava i vari componenti. La testa venne giusta al primo colpo. C’era tutto, mancava il brodetto. Aprì la bocca di quello che era lo stufato a Domodossola, gli infilò un imbuto, rovesciò quindi all’interno il brodetto.

“Era ora” esclamò Jack. “Minkia Sten, pensavo non ce la facessi per tempo, mi stavo preoccupando”

“Jack, essì che ci conosciamo da una vita, dovresti saperlo. Ti trovo in gran forma, mi sei venuto benissimo”

“Ti sei ricordato di…ehm, sì, quella cosa l’hai messa al posto giusto, spero, vero?”

“Tranquillo, al posto giusto e quando lo userai farai un figurone, credi a me, l’avessi io così pimpante! E’ ora, dobbiamo andare, il poligono apre tra un’ora, il negozio oggi lo tengo chiuso, non c’è in giro nessuno e ho già messo fuori il cartello d’avviso”

“Grande, sei un grande”

“Jack……”

“Sì….?”

“Ho bisogno di soldi, la Prinz è a secco”

“Non è un problema, andiamo”

Autorizziamo il C&P ai giornalisti in crisi d’identità.

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